Un fulmine a ciel sereno

Mi capitano spesso signore (signori molti meno, loro difficilmente vengono dal counselor!) che arrivano piangenti ed urlanti perchè il loro compagno le ha lasciate, in modo del tutto inaspettato.

I loro compagni, del resto, dichiarano apertamente che no, non è così, perchè loro ci stanno pensando da tempo a piantare la distratta partner.

Distratta davvero, perchè non si è accorta di nulla, lei.

Per lei andava tutto bene, erano ancora innamorati come il primo giorno, lui non ha dato segni di cedimento, nessun indizio che qualcosa andasse storto, anzi era pieno di attenzioni.

“Sicuramente ha preso una sbandata per un’altra, la crisi di mezz’età o che diavolo ne so, ma no, non è vero che la crisi è cominciata molto tempo tempo. Altrimenti me ne sarei accorta”.

“Ok, cosa facevate insieme tu e tuo marito, quali sono le attenzioni di cui ti copriva, come passavate le vostre giornate?”

“Mah, io lavoro fino alle sei di sera, quando tornavo a casa lui di solito giocava con l’x-box, allora io facevo tutte le faccende (figurati, lui in casa non fa niente!), poi cucinavo e mangiavamo. Di solito lui finisce prima e se ne va a correre, io rimango a lavare i piatti. Appena tornato si rimetteva a giocare, mentre io andavo a letto a gurdare la televisione, quando lui veniva a letto di solito già dormivo. Di domenica lui se ne andata in moto, io al mare o a fare un giro con le amiche.”

“Mmhh, e del sesso che mi dici?”

“Ah, quello erano mesi che non lo facevamo, io la sera sono stanca, sai? Lavoro tutto il giorno, IO!”

“…”

“Sai una cosa? Forse non andava così bene tra noi, forse qualche avvisaglia l’avevo avuta…”

Il counseling al tempo di Socrate

Mi fa sorridere il fatto che tutti coloro ai quali dico che mestiere faccio mi guardino stupefatti chiedendo “E che roba è?”.

Capisco che la parola non dica molto ai più, ma in realtà i loro dubbi non si dipanano nemmeno nel momento in cui spiego come funziona il counseling, quando spiego che tutti noi abbiamo le risposte e che il counselor non fa che aiutare il cliente a lasciarle uscire.

Mi prendono anche in giro, un po’. Come se stessi parlando di magia, come se profferissi eresie.

“Scusa, ma allora non fai niente: se io avessi le risposte non verrei a chiederle a te e se non le ho non hai niente da tirarmi fuori! Se ti pago voglio che sia tu a dirmi cosa devo fare!”

Molto logico, non c’è che dire.

A costoro rispondo di leggersi i dialoghi di Platone.

Troveranno un Socrate che faceva counseling un paio di millenni fa abbondanti (Socrate è morto nel 399 a.C.), mentre gli ateniesi lo deridevano!

Cerca i tuoi sintomi su internet

Se per caso accusate un leggero mal di testa è auspicabile che vi adoperiate per conoscere le cause di tale disturbo, cercandole su internet. Potrete attingere ad una infinità di notizie e suggerimenti per nutrire la vostra ipocondria!

Un singolo sintomo può infatti accomunare una notevole varietà di malattie delle quali almeno un paio mortali e minimo altrettante molto, ma molto, gravi (un mal di testa può spaziare dalla carenza di sonno al tumore fulminate al cervello, ed in ogni caso considerate anche che chiunque può scrivere sul suo sito tutte le minchiate che ritiene opportune (guardate me!) anche in campo medico, e che dunque potreste attribuirvi malattie che nemmeno esistono)

Chiaramente è opportuno che decidiate di attribuirvi le più terribili che riuscite a rintracciare, così da sperimentare il terrore della morte, morte che verrà fortemente desiderata da chi si ostina a frequentarvi nonostante da mesi vi lamentiate di una malattia mortale che non avete, ma che loro vorrebbero aveste.

La vita che vi rimane, ed è molta perchè vi ricordo che non siete affetti da ciò che avete scovato su internet, sarà un vero inferno!

Sincerità e peso

Sono fortememente convinta che la sincerità sia sopravvalutata.

A volte è meglio una pietosa bugia, o, meglio il silenzio.

Non è che perchè mi vuoi bene devi dirmi tutto quello che ti passa per la testa, anzi, proprio perchè mi vuoi bene dovresti cercare  di dosare le parole per evitarmi sofferenze.

In altre parole, non dirmi mai più “Ti trovo ingrassata” o potrei diventare molto poco empatica, picchiarti con una mazza chiodata e lasciarti lì, mezza morta e mezza viva.

State zitti!

Sostanzialmente quello che insegno ai miei adorati futuri counselors è TACETE PER DIO!

Quando qualcuno vi sta parlando state zitti, non interrompete, ascoltate con attenzione. E basta.

Questo è importantissimo per un esperto dell’ascolto: la persona che avete di fronte è venuta da voi per raccontarvi il suo disagio, non per ascoltare il vostro, nè per conoscere il vostro parere in materia. Vuole appoggio e guida, non consigli. Non gliene frega un piffero di cosa fareste voi al suo posto, vuole avere le idee chiare su cosa deve fare lei.

E, vi prego, non cedete alla curiosità ed al voyeurismo. Non fate domande indaganti ed inopportune, solo per soddisfare la vostra sete di dettagli.

Dunque tacete, limitatevi a giudare i suoi pensieri, non esponete i vostri, non scuriosate. 

Ma forse questo consiglio è da estendere a tutto il genero umano:

se ti sto parlando, ti scongiuro, ascoltami. E taci.

La paura

A volte ho paura.

Ho paura di non essere ciò che vorrei, paura di non essere ciò che altri vorrebbero…

A volte mi sembra quasi di non riconoscere me stessa quando mi guardo allo specchio.

Io, che aiuto a stare meglio, a volte sto da schifo ed il terrore mi inghiotte.

Sono giornate così, come quella che sta scorrendo adesso.

Giornate come questa, che, come tutte le altre passerà.

Life is just.

L’autostima

Ovvero: Se neanche tu rieci ad amare te stesso, chi pensi possa amarti?

Per poter star bene nel mondo e con gli altri devi, prima, star bene con te stesso. Questo è un passaggio che non puoi dribblare se davvero vuoi una vita serena.

Del resto tu sei l’unica persona con cui starai davvero per tutta la vita, ventiquattro ore su ventiquattro, trecentosessantacinque giorni l’anno.

Il minimo è starti simpatico!

Il massimo sarebbe stimarti, rispettarti ed amarti. In una parola avere autostima.

Mi rendo conto che è ormai un termine abusato e forse sentirne parlare ti fa sorridere, come si sorride di una cosa poco seria.

Non molti in realtà sanno di cosa si parla e spesso superbia e spocchia vengono confuse con l’ autostima, mentre si scambia per sua mancanza l’umiltà.

Autostima è la giusta valutazione di sé, è riuscire a vedere i tuoi pregi, ma anche i tuoi difetti.

E’ accettarti, nonostante quei difetti.

E’ avere abbastanza amore per te stesso da vedere i tuoi limiti e lavorare per oltrepassarli, dove possibile, oppure accoglierli, amando anche loro.

E’ essere sicuro delle tue opinioni, lottare per difenderle, ma anche essere capace di cambiare idea senza che ciò scalfisca il rispetto di te.

E’ riuscire a vedere quando commetti un errore, prenderti la responsabilità dei tuoi sbagli, è saper chiedere scusa, senza sentirti umiliato.

E’ essere convinti di meritare la felicità e fare in modo di ottenerla.

Colui che si spaccia per essere migliore di te non ha una buona autostima. Ne ha così poca che deve sentirsi superiore perché non riesce a sentirsi uguale.

Colui che è convinto di essere sempre peggiore, soffre dello stesso problema.

Ottenere l’autostima può essere molto difficile, ma anche molto facile se lo si fa con la giusta motivazione, con l’entusiasmo necessario.

La voglia, il desiderio, rendono semplice ogni conquista.

Nei prossimi post inserirò qualche esercizio che può aiutarti ad ottenere il rispetto di te !

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