Abel Melveny

    Compravo tutti i tipi di macchine esistenti-
macine, scorzatoi, piantatrici, falciatrici, 
spremitori, sarchiatrici, aratri e trebbiatrici-
e stavano tutte alla pioggia e al sole, 
finendo arrugginite, contorte e scassate, 
perché non avevo una tettoia per metterle al riparo, 
e per lo più non sapevo che farne.
E verso la fine, quando ci ripensai, 
accanto alla finestra, vedendo più chiaro 
in me stesso, mentre il mio polso rallentava, 
e guardavo una macina che comprai-
senza averne alcun bisogno, 
come poi si dimostrò, e non feci mai funzionare-
una bella macchina, un tempo smaltata a lucido, 
e smaniosa di fare il suo lavoro, 
ora con la vernice sbiadita-
vidi me stesso come una buona macchina 
che la Vita non aveva usato.
                                                                        E.L. Masters

Che cosa voglio

A volte capita di chiedere al proprio prossimo: “Ma tu che cosa vuoi?”.

State certi che non avrete risposta.

Siamo tutti molto bravi a dire cosa NON vogliamo, ma quando si tratta di volgere la domanda in senso positivo, rimaniamo interdetti, vaghi, la domanda ci pare quasi invadente.

E così non otteniamo mai ciò che non sappiamo di volere.

E così la vita non può essere che insoddisfacente, perchè la spendiamo ad evitare ciò che non vogliamo, ad evitare il dolore.

Come andare al ristorante e dire al cameriere: “Non voglio: la zuppa di pesce, le patatine fritte ed il tiramisù”. Cosa vi porterà a quel punto? Quel che avanza.

Se non si sa cosa si vuole dalla vita,  questo ci darà la vita: quel che avanza

Libero come un uomo

Il violinista Jones

  La terra emana una vibrazione là nel tuo cuore, e quello sei tu.

 E se la gente scopre che sai suonare, ebbene, suonare devi per tutta la vita.

Che cosa vedi, un raccolto di trifoglio? O un prato da attraversare per arrivare al fiume?

Il vento è nel granturco; ti freghi le mani per i buoi ora pronti per il mercato; oppure senti il fruscio delle gonne.

Come le ragazze quando ballano nel Boschetto.

Per Cooney Potter una colonna di polvere o un vortice di foglie significavano disastrosa siccità;

Per me somigliavano a Sammy Testarossa che danzava al motivo di Toor-a-Loor.

Come potevo coltivare i miei quaranta acri per non parlare di acquistarne altri, con una ridda di corni, fagotti e ottavini agitata nella mia testa da corvi e pettirossi e il cigolìo di un mulino a vento – solo questo?

E non iniziai mai ad arare in vita mia senza che qualcuno si fermasse per strada e mi portasse via per un ballo o una merenda.

Finii con quaranta acri; finii con un violino spezzato- e una risata rotta,

e mille ricordi,

e nemmeno un rimpianto.

Edgar Lee Masters

burn out

A volte capitano casi che ti restano appiccicati addosso, e allora devi chiedere aiuto.

Tutti i counselor, se lavorano seriamente, devono avere un supervisore, cioè un professionista (psicoterapeuta o counselor) che abbia più esperienza e che possa dunque aiutare a superare gli inevitabili impasse .

Credo proprio che dovrò chiamare il mio supervisore, perchè il ragazzo che avevo ieri in seduta mi ha veramente atterrato.

Ma ne è valsa la pena, dopo il passo avanti di ieri potrà iniziare la sua risalita..

Intanto io mi curo il mal di testa.

Guarire

Un mio insegnante diceva che chi decide di occuparsi di psicologia lo fa per guarire se stesso o la propria famiglia..

Ha scordato il mio caso: me stessa e la mia famiglia…

I coniugi Allen

I coniugi Allen se ne stavano seduti l’uno di fronte all’altra senza dirsi una parola. A dirla tutta non si erano detti un accidente da quando erano saliti sul treno, un paio di ore prima. Tanto che i loro compagni di vagone si sentirono autorizzati a ritenere che i due non si conoscessero affatto e che l’averli visti salire insieme non fosse stata che una coincidenza. La verità era che i coniugi Allen non potevano rivolgersi la parola senza iniziare una furibonda lite che si sarebbe spenta solo quando avessero deciso di andare a dormire, o avessero dovuto recarsi in posti differenti. Ora con questo non s’intenda che in quel giorno preciso, il giorno in cui avevano preso il treno, avessero un ragionevole motivo per avercela l’uno con l’altra, e di conseguenza avessero deciso per un sacrosanto mutismo. Erano invece quasi cinque anni che i due si comportavano come nemici giurati, massacrandosi a suon di offese e recriminazioni.  L’unico modo in cui si poteva sperare di sedarne gli animi era dividerli. Non c’era propriamente bisogno di un motivo per scatenare un litigio, l’acrimonia accumulata in dieci anni di matrimonio era così tanta che bastava all’una aprire bocca nei confronti dell’altro, o viceversa indifferentemente, perché questa, l’acrimonia, decidesse di riversarsi al di fuori e più precisamente sul tasto che al coniuge risultava più doloroso. I pretesti erano infiniti, cosi che un giorno decisero, miracolosamente di comune accordo, di non rivolgersi più la parola se non quando fossero stati completamente soli e nel chiuso della loro casa. Per cui accadeva che, una volta usciti e non potendo parlarsi,dovessero comunicare per interposta persona creando gustosi siparietti comici in qualsiasi luogo si trovassero, e risultando peraltro più ridicoli che se avessero discusso in pubblico. La signora Allen, rompendo il silenzio che durava dalle due ore suddette, si rivolse al suo vicino e disse:

– Può per favore dire a mio marito che vado un attimo in bagno e tornerò tra dieci minuti?

Illuminando così l’esterrefatto interlocutore, ed il vagone tutto, sul loro status di coppia, regolarmente sposata per giunta, ma lasciandoli contemporaneamente a chiedersi che diavolo di rapporto ci fosse tra i due.

Ora, i due si trovavano su quel treno per il semplice motivo che un vicino di casa ce li aveva spediti. Mi spiego meglio.

Qualche giorno prima la signora Allen si trovava nel proprio giardino, quando il signor Allen tornò dal lavoro:

– Strappi le erbacce?

– Visto che te lo chiedo da giorni e non lo fai, lo faccio io!

– Un povero Cristo che torna stanco dal lavoro deve anche pensare alle tue dannatissime erbacce?

– Pur sorvolando sul fatto che anch’io sono appena tornata stanca dal lavoro…cosa significa le MIE dannatissime erbacce? Scusa ma tu dove abiti? Ad onor del vero sono anche le TUE dannatissime erbacce!

– Allora diciamo che delle NOSTRE dannatissime erbacce non me ne può fregar di meno

– Figuratevi a me!!

Esordì sbraitando l’ormai noto vicino di casa.

– Mi avete fatto una testa così con le vostre urla, le vostre liti, i vostri rimbrotti! I fatti vostri non li voglio sentire, almeno litigaste piano! Avete fatto una testa così a tutti, il vicinato non vi regge più. Andate ad massacrarvi da qualche altra parte, questi sono due biglietti per Venezia, io ed i vicini tutti vi auguriamo buon viaggio e che la città più romantica del mondo vi ispiri adeguatamente, se la cosa non dovesse accadere almeno avremo avuto un paio di settimane di quiete, e tutti noi speriamo che in tal caso avreste il buon gusto di trasferirvi in un posto più isolato, dove non renderete partecipe la popolazione del vostro rapporto strampalato.

– …Noi…non sappiamo che dire…

– Andate al diavolo, ma fatelo in silenzio         

I coniugi Allen rimasero allibiti, e così imbarazzati da non riuscire a spiccicare una sola, singola sillaba. Non restò loro che entrare in casa a preparare le valigie.

Ora qualcuno si chiederà perché accidenti quei due non si decidessero a lasciarsi. Siamo in un’epoca in cui un divorzio non fa più alcun effetto a nessuno, non avevano figli, ed erano ancora giovani abbastanza da sperare di trovare un nuovo amore, meno complicato.

Ma in realtà una cosa semplicissima teneva uniti quei due, ma ad alcuni potrà sembrare che la cosa abbia dell’assurdo. I coniugi Allen si amavano.

Si amavano di un amore cocciuto ed antico, un amore che non contemplava neanche nel più ardito dei pensieri la propria disfatta.

Un amore che veniva coltivato con impegno e duro lavoro, che tenevano sveglio e vigile con gli unici codici che i due conoscevano: il litigio ed il sesso.

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