Una citazione

“Sulla base delle mie esperienze, ho notato che se posso contribuire a creare un clima contrassegnato da genuinità, apprezzamento e comprensione, allora avvengono cose molto stimolanti. Gruppi e persone si muovono, in un clima simile, dalla rigidità verso la flessibilità, da un esistere statico a un vivere dinamico, dalla dipendenza verso l’autonomia, dalla difensività verso l’autoaccettazione, da un essere ovvio e scontato verso una creatività imprevedibile. Diventano in tal modo una prova vivente di una tendenza alla realizzazione”.

Carl Rogers

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La sospensione del giudizio

Qual è la caratteristica che fa di un counselor un buon counselor?

Sono molte le conoscenze che è bene avere, e so che sono fondamentali, ma sono nel parere che niente sia più importante della sospensione del giudizio.

A patto, è ovvio, di voler far bene il proprio lavoro…

Ed è anche la cosa più difficile da mettere in atto.

Viene spontaneo farsi un’idea, vedere la cosa dal proprio punto di vista, riconoscere nelle storie degli altri parte della nostra e mettercela dentro, con tutto ciò che questo comporta.

Ed è qui che si vede la professionalità di un counselor.

Perchè se è vero che viene spontaneo è anche vero che si deve essere capaci di controllare la spontaneità e superarla, se si vuol realmente aiutare chi ci sta di fronte.

Perchè il giudizio porta con sè un sacco di roba..

porta la voglia di dare consigli, porta la convinzione di sapere cosa è meglio, cosa è giusto.

E non per se stessi, ma per chiunque.

Uno con la verità in tasca…questo sì sarebbe un cattivo counselor!

Delega ad altri la tua felicità

Lascia che la tua felicità dipenda unicamente da un altro.

Fai in modo che il tuo umore sia condizionato dal sorriso di chi ti sta accanto, la tua autostima da un suo complimento, la tua gioia dalla sua.

Occhio! Non stiamo parlando del normale amore per una persona, che porta con sé l’interesse per la sua gioia o per il suo giudizio su di noi, cose che inevitabilmente possono influenzarci.

No, parliamo di pura dipendenza, quella che con l’amore ha poco o niente a che fare.

Parliamo dell’impossibilità di avere opinioni ed umori propri, dell’incapacità assoluta di prendere un decisione qualsiasi.

Parliamo del delegare la propria vita.

Questo metodo, preferito dal sesso femminile, è molto utile per il conseguimento dell’infelicità e, per diverse ragioni, di facile attuazione.

Innanzi tutto non serve impegnarsi molto per reperire una persona che altri non esiterebbero a definire deludente. Una persona che (per sua personale ricerca di infelicità, ognuno ha i suoi metodi ed i suoi gusti) necessiti accanto di un esserino debole, totalmente dipendente, sprovvisto di forza morale e di carattere. Una persona che, ad avere unicamente vicina, già offra di lui un’immagine migliore, per solo confronto.

Fate molta attenzione, questo sistema funziona anche con partner normali (perché la vita non può mai essere serena quando si è dipendenti da qualcuno), ma verrà tutto molto meglio se avremo l’accortezza di scegliere un figuro come quello descritto più sopra, se poi fosse anche un collerico violento ed offensivo l’effetto sarà impareggiabile.

Come già detto, non sarà difficile procurarselo, basterà recarsi in un locale qualsiasi di qualsiasi città e ne troverete a bizzeffe.

Il secondo, non indifferente vantaggio è che in questo modo non avremo nessuna padronanza della nostra esistenza (regola principe e non prescindibile, come detto). Il prescelto avrà totale potere su di noi, potrà fare delle nostre vite tutto ciò che vuole. Basterà un suo sbuffo, un broncio che la nostra giornata sarà irrimediabilmente compromessa.

Considerato che la vita non è che una successione di giornate, la nostra vita intera ne risulterà rovinata.

Vivremo, inoltre, in uno stato di perenne disequilibrio, uno stato di tensione continua fra il desiderio della sua approvazione e la paura di non ottenerla.

Il quarto vantaggio consiste nella possibilità di essere lasciati dal figuro.

Il che porterà un surplus di infelicità improvvisa, che non esiteremo a rendere cronica con il trucco, che troverete nel prossimo post, ovvero

Non chiudere mai completamente una relazione

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