L’Unità d’Italia

Sono consigliere comunale (ho conosciuto perversioni peggiori).

Come tale devo, insieme al mio gruppo (neanche a dirlo è un gruppo di opposizione, quelli che la pensano come me non le vincono, le elezioni!), pur dire qualcosa riguardo l’unità d’Italia al prossimo consiglio starordinario ad essa dedicato.

Per cui, da brava paranoica perfezionista, ho iniziato a documentarmi sulla questione, con materiali che vadano al di là del libro di storia.

Cercando cercando ho incontarto Maurizio Maggiani, il quale, in un suo monologo, mi ha fatto riflettere su una cosa alla quale non avevo mai pensato: non esiste un’ “epica” del Risorgimento italiano, questo grande periodo non è popolare.

La storia dell’unità d’Italia viene trattata solo attraverso date, nomi, avvenimenti. Senza la passione che anima, ad esempio, i francesi riguardo la Rivoluzione, o gli americani riguardo l’ indipendenza o la colonizzazione.

Credo che questa particolarità sia dovuta al fatto che ancora molti italiani non sono così convinti dell’ opportunità di essere un’unica nazione.

“Si è fatta l’Italia, ora dobbiamo fare gli italiani”, diceva D’Azeglio. E’ vero anche oggi, lo è forse di più, viste le polemiche cui siamo stati costretti ad assistere in questi giorni sull’argomento.

Il nostro è un paese meraviglioso, pieno di culture e di diversi modus vivendi.

Da Nord a Sud sembra di attraversare un mondo intero, da una zona all’altra cambia completamente la prospettiva, la cucina, il modo di divertirsi e soffrire.

E’ forse inevitabile, a volte, che sia difficile capirsi, difficile considerarsi un unico popolo.

Quello di cui non ci rendiamo conto è che sono queste differenze a fare di noi il “bel paese”.

Essere uniti non significa mai, in nessun caso rinunciare a se stessi: ben venga il teatro napoletano e quello veneziano; la pizza ed il panettone; Manzoni e Collodi; le Dolomiti e la Costa Azzurra.

Ben vanga ogni regione ed ogni paese con le proprie tradizioni ed il proprio dialetto. Queste diversità non fanno dell’Italia un paese diviso, ma un paese ricco.

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La mia campionessa

Che dire…

Non farti curare

Se stai male (e ci stai per forza: se hai seguito i miei consigli, minimo sei un depresso cronico)  non andare in nessun caso da un dottore! Potrà sembrare banale, ma il mio è un manuale e deve insegnare a tutti, soprattutto ai più sprovveduti.

Se vai dal dottore, questo potrebbe dirti che non hai niente grave, o peggio ancora curarti per ciò che hai, facendoti passare dolori e disturbi, ma soprattutto togliendoti la gioia di elucubrare sul tuo stato di salute, di inventarti mali e sintomi sempre nuovi e preoccupanti!

Non vorrai mica mettere la soddisfazione di coltivare la paura di morire di mali da te inventati? E quella di ammorbare chi ti sta intorno (ma ti ci stanno in pochi, se mi segui da un po’!) con lunghi monologhi sul disturbo che ti sta affliggendo? (se sei bravo puoi anche inventartelo, se sei bravissimo te lo farai venire sul serio).

Curati piuttosto da solo, tanto i medici non ci capiscono niente, si sa. Prendi le medicine in modo anarchico e sconsiderato

Tu sei un’esperto perchè guardi sempre Medicina 33, Elisir ed ilo Dott. House (anche allo scopo di attribuirti malattie fresche fresche, una volta esaurite quelle universalmente note).

Questo sistema ha diversi vantaggi:

a) se il male che hai è di poco conto non curandolo potrai sempre peggiorare

b) se non hai niente potrai procurarti un’intossicazione da farmaci ed un ulcera dovuta ad immotivata preoccupazione per il tuo stato di salute

c) se hai qualcosa non lo saprai mai e dunque potrai aggravarti ulteriormente, con l’ovvio aumento di dolore, preoccupazioe ed ansia.

In tutti i casi allontanerai da te i pochi impavidi che ancora ti frequentano e che si sono stancati di dirti di andare da un medico oppure smettere di rompere.

Continua a seguirmi, l’infelicità più nera è alle porte!

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