Da infarto

Una buona madre sa sopportare in silenzio un attacco di cuore per permettere alla figlia di fare un’esperienza indimenticabile!

(naturalmente era tutto in sicurezza, sennò col cacio che ce la facevo salire!)

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Mi si nota di più se vengo e mi metto in disparte…

Quante maschere indossiamo per piacere? Quante volte ci chiediamo quale nostro comportamento sarà il più gradito, il più apprezzato, quello ci farà sembrare migliori agli occhi degli altri?

Sia chiaro, abbandonare ogni maschera non è possibile e del resto a volte non facciamo che utilizzare in prevalenza una delle tante sfaccettature del nostro carattere, nascondendone altre.

Questo è utile al vivere ed al lavorare. Non possiamo certo avere sul lavoro lo stesso atteggiamento che abbiamo al Luna Park…

Ma quando siamo davanti allo specchio, soli di fronte a noi stessi..diciamoci la verità, o non ricorderemo più chi siamo.

Quando siamo con chi ci ama davvero, lasciamo la maschera in un cassetto, o non verremo riconosciuti.

 

…Questa maledetta nostalgia…

Io, che ho il culto delle parole, non so spiegare l’emozione di stare su una montagna, sopra il mondo, dove l’universo mostra tutto il suo potere e la sua forza. Spero con queste immagini di darvene un’idea…

Una precisazione

Intendiamoci, essere felici non significa essere sempre felici.

Mi pare che qua si pretenda un po’ troppo!

La maggior parte di noi non è in grado di gestire una frustrazione o un dolore per più di cinque minuti, pretendiamo che passi immediatamente,

 in caso contrario andiamo a cercare palliativi vari ed eventuali: ansiolitici, antidepressivi, alcol, scassamento delle scatole di chiunque ci capiti a tiro.

L’ho già detto (https://counselinglifestyle.wordpress.com/2009/12/18/quei-giorni/) e lo ripeto: la sofferenza va ascoltata! E’ un segnale, un grido di aiuto che il corpo e la mente e la pancia ci inviano. Inutile e controproducente ignorarla.

Ha i suoi tempi, la sofferenza, rispettiamoli.

Questo, è ovvio, non significa rassegnarsi al dolore, ma solo dare il tempo e il modo alle ferite di smettere di sanguinare e rimarginarsi.

Per poi ripartire più forti e felici di prima, perchè un altro dolore è ormai alle spalle…

Siamo nati per soffrire

“Signora mia, la vita è una lotta..”

“Non importa cosa fai, la vita prima o poi ti stana”

“Eh…siamo nati per soffrire!”

Per citare Paolo Rossi: Quante cazzate si dicono al bar!

Ma secondo voi è davvero razionale e possibile che lo scopo ultimo delle nostre esistenze sia quello di passare più tempo possibile a lottare contro la vita, in preda ad atroci sofferenze, consapevoli che niente potrà mai migliorare la situazione?

Se credete in un Dio, ve lo immaginate mentre con fare sadico si strofina le mani pensando: “Quasi quasi creo un’intera specie, dotata di intelletto e sentimenti, al solo scopo di vederla dibattersi nell’angoscia per un’ottantina di anni ovvero fino alla sua stessa morte”?

Se in Dio non credete, quale strano percorso evolutivo avrebbe portato allo sviluppo di una specie il cui senso ultimo sia quello di riempire la terra di dolore?

Santo cielo…

Noi non siamo nati per soffrire, noi siamo nati da un atto d’amore! Chi ci ha messo al mondo lo ha fatto (o avrebbe dovuto farlo) perchè fossimo felici!

Non so se questa mia esistenza abbia un fine ultimo, non so se esiste un paradiso di qualche tipo, non so se con la mia morte tutto di me sparirà o se sarò capace di lasciare qualcosa di buono per chi resterà.

Quello che so è che cercherò di riempire la mia vita di Vita, non resterò a guardare scorrere l’orologio elencando mentalmente le disgrazie di cui sono stata vittima.

Non insegnerò a mia figlia che nella vita tutto è dolore e che niente si può fare per vivere serenamente.

Io lo messa al mondo perchè vivesse.

Le insegnerò a godersela!

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